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Sono un Filmmaker

Ciao a tutti, il mio nome è Samuele Schiavo. Sono un filmmaker. Tradotto letteralmente un regista.
No, non di quelli che vedi sfilare nel tappeto di rosso di qualche famoso festival o perlomeno non ancora.
In sostanza produco video pubblicitari, aziendali, short film, video interviste, documentari. Insomma faccio di tutto? Non proprio.
Inanzitutto definire queste tipologie con il tempo mi hanno letteralmente stancato, anche se aiutano le persone a orientarsi. Preferisco definirmi come qualcuno che propone idee e soluzioni che poi si trasformano in una storia da raccontare e infine in un video o filmato.
Aiuto le persone a comunicare il proprio business valorizzando il loro brand, aumentando la loro autorevolezza e di conseguenza a vendere di più. Anche se spesso non è il prodotto o il servizio che si vende, ma l’emozione che si prova ad averlo o ad utilizzarlo.
Fin qui tutto abbastanza semplice direi.
Da un’altra parte però, cresce da ormai troppo tempo una grossa esigenza. Quella di raccontare con estrema forza e schiettezza la realtà, attraverso l’introspezione psicologica, attraverso i fenomeni sociali e individuali in un mondo fatto di regole e istinti primordiali. Di parole e di fatti.
Giustamente l’interpretazione della realtà è ovviamente personale, non esiste una assoluta, ma per me conta il modo di osservare le cose. Come, per esempio, osservare solo il lato buio della montagna e magari immaginare che sia sempre buio, mentre invece aspettare un po’ di tempo poichè il sole la illumini o spostarsi subito dall’altra facciata illuminata.

Ecco perchè è nato “Change – cambiare per migliorare” la docu serie che nel 2021 probabilmente e se Dio vuole diventerà qualcosa di più.
Ecco perchè ho fiducia che nasceranno altri miei progetti nella speranza che possano essere finanziati perchè son convinto che saranno di grande valore. Per molti.
Ecco dove il regista Samuele Schiavo entra in funzione. Regista…. Si beh… Sinceramente un po’ mi vergogno definirmi così perchè non mi sento ancora all’altezza, ma vabbè è quel è, ci siamo capiti.
A volte mi vedo ancora come quel bambino di 10 anni che, alle elementari, di nascosto invece di seguire la lezione scriveva poesie.
Un bambino già stanco di seguire a ritmo incessante gli ordini imposti da un sistema, ma di seguire il flusso naturale della vita.
Mi vedo ancora così, con una disciplina non indottrinata, ma dettata dal giusto peso dei sentimenti.
Un equilibrio nel caos. Una leggera foglia nel vento.
Un turbinio di colori in un calmo mare dentro.
Quindi arrivato al traguardo delle 4 volte di quei 10 anni mi è sembrato giusto dirvi che sì…
Sono un poeta.