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La Migliore Idea per un Cortometraggio

migliore idea per un cortometraggio

Sono anni che colleziono nella mia mente possibili storie da raccontare e sono anni che cerco di capire quale sia la storia migliore.
Cercavo la migliore idea per un cortometraggio, ma ho sbagliato direzione… anzi mi sono concentrato troppo sulla storia.
Il nucleo della scelta sta nel perchè raccontare.
Per provocare? Per fare luce su un tema? Perchè è di moda? O per educare?

Il mio cortometraggio

Quando mi è saltata in mente di iniziare a realizzare, con non poche fatiche, l’assurdo cortometraggio “Questo non è reale” avevo ben chiaro cosa non raccontare.
Tra le cose da non raccontare c’era la storia. Difficile eh?
Avevo in mente una idea unica e di grande ispirazione, ma il problema era raccontare una storia.
Raccontare una storia, per certi versi, è semplice. Raccontare una bella e convincente storia inizia ad essere complesso, ma non raccontare nessuna storia è impossibile.
In effetti è possibile girare un cortometraggio senza una narrazione e di soli concetti.
Diventerebbe, però, una videoarte o una video installazione e tutto ciò risulterebbe di complessa comprensione.

Una sola visione?

La storia è fondamentale. E’ la colla che mette insieme le varie immagini e offre una visione a tutti i pezzi del mosaico.
Questa visione però è unica ed io in questo cortometraggio non volevo dare un’unica visione, anzi sarebbe stato un controsenso.
Pensai più volte a trovare una storia che in qualche modo si autodistruggesse. Come spiegare ad uno spettatore dopo aver compreso cosa sta vedendo che quello che osserva non è reale. Demolirgli la storia creandone un’altra e di conseguenza demolirla ancora e così via.
Questa idea di creare una storia che si distruggesse da sé mi era molto piaciuta fin dall’inizio, ma avevo bisogno delle fondamenta, altrimenti il gioco diventava noioso o addirittura fastidioso.

Per reggere almeno il concetto di “Questo non è reale” ho pensato ad altro.

Coinvolgere per il concetto e non solo per la storia

Allora ho pensato all’arte, al surrealismo, come spunti e chiavi di lettura, ma non bastava, fino a quando un giorno capii che la vera storia non poteva essere nel film.
La vera storia doveva stare tra gli attori e lo spettatore.
Non volevo quindi rompere solamente la quarta parete, volevo creare un legame.
Un legame intimo tra il film e chi lo guarda.
In, “Questo non è reale”, l’inizio di una ipotetica storia d’amore nel film può coinvolgere lo spettatore, ma egli si pone sempre la solita domanda “come andrà a finire?”.

Per questo ho pensato che l’unico modo per rendere lo spettatore coinvolto, ma senza dargli una visione era quello di farsi una domanda “ma cosa sta succedendo?” e con elegante ambiguità gli attori del film rispondono a lui e suggeriscono dove guardare.

In buona sostanza con questo cortometraggio (nel momento in cui scrivo in post-produzione) voglio invitare lo spettatore a guardare ogni cosa con consapevolezza, mettendola in discussione sempre per farla maturare, per farla crescere, per farla “reale”. Ogni convinzione porta spesso ad una chiusura mentale.

La migliore idea per un cortometraggio, allora?

Arrivo al dunque. Perchè ho intitolato quanto scritto con “La migliore idea per un cortometraggio”?
Perchè, secondo me, l’idea migliore viene da sé quando ci si concentra più sui concetti, sui valori da trasmettere che sul come raccontare una breve storia.
Quindi la cosa migliore da fare è porsi delle domande molto precise, trovare la risposta esatta e trasmettere questa risposta in tutto il film.