fbpx

Il Linguaggio Muto delle Emozioni

Cosa blocca la maggior parte delle volte un’emozione? La paura.

La paura stessa, però, è un’emozione.

Una delle cose che mi stimola a fare questo lavoro è la possibilità di produrre qualcosa che generi nelle persone un’emozione.

Ancor di più quando collegato ad un’emozione c’è un profondo significato. Un significato autentico e originale. Non scontato.

Lo ammetto. Mi da una grande carica ed entusiasmo vedere nascere un’emozione in qualcuno che ha guardato un mio video concepito da una mia idea.

Dopo aver sperimentato e lavorato tanto posso permettermi di dire come e quando un video può suscitare emozioni, tenendo conto che ognuno di noi prova emozioni diverse a seconda di ciò che vede.

Esistono, inoltre, emozioni negative e non solo positive. In più in questo articolo vorrei diversificare le emozioni provate osservando un film o un video con le emozioni provate nella vita reale, ma temo di non riuscirci per una semplice dato di fatto. L’attenzione. C’è più attenzione nell’osservare qualcosa di finto e comodo, che qualcosa di reale e crudo in prima persona. Su questo tema dedicherò un articolo assai duro e polemico, ma meglio se torniamo alle emozioni.

Ecco. Esistono tecniche di scrittura e tecniche cinematografiche per far emergere le emozioni.

“Aspetta, aspetta, aspetta! Hai detto emergere?”

Esatto emergere. Faccio un passo indietro.
In buona sostanza le emozioni sono dentro di noi fin dalla nascita, col tempo le interpretiamo in sentimenti e le nascondiamo per un nostro meccanismo di difesa per gli “attacchi” che la vita ci riserva.

Perché abbiamo paura, e c’è da considerare che la paura è sempre un’emozione.

La paura, un masso dopo l’altro, imprigiona le emozioni sigillandole in una grotta impenetrabile.

La paura, come un povero guardiano, si mette di fronte a questa grotta impedendo l’entrata indifferentemente a chiunque. Gli da il cambio ogni tanto la rabbia, ma per poco, altrimenti combina un disastro e la grotta potrebbe crollare ferendo le altre emozioni. Quindi entra in gioco il controllo. Il controllo delle emozioni e, aggiungo, dei sentimenti. Un poliziotto severo con tanto di uniforme che analizza ogni tentativo di accesso facendo controlli lunghi e approfonditi senza fare passare nessuno. Eppure il controllo non è altro che paura travestita da razionalità.

Tutto bloccato… Eppure c’è un modo per far emergere le emozioni dalla grotta.
“E cioè? E come?”.

Parlando a loro la stessa lingua.

Quella delle emozioni. Una lingua principalmente muta non fatta di sole parole, ma di gesti, azioni, tempi, modi e soprattutto di emozioni.

Una lingua costituta da emozioni stesse che richiamano le stesse emozioni.

Ad esempio vedere e sentire una persona che piange perchè ha perso la madre ci intristisce o vedere un bambino felice che ride con il suo cane ci mette allegria. Gioia chiama gioia, tristezza chiama tristezza.

Se riusciamo nel buon intento di parlare alle emozioni positive, la paura ci lascia passare all’ingresso della grotta e ci da l’opportunità di comunicare. Cosa fondamentale che difficilmente può avvenire prima. Altrimenti non avrei messo questa immagine di un certo impatto emotivo se avessi voluto comunicare!

Parlare con le emozioni alle emozioni è un’arte sempre più complicata.

In particolar modo in questo secolo, dove siamo tempestati da migliaia di distrazioni ogni giorno e da una visione di un futuro poco promettente. Infatti il cinema nei primi del 900 era più semplice su questo punto di vista, perchè le persone erano più semplici e la società era in una sua crescita, con un maggiore entusiasmo collettivo.

Le tecniche di comunicazione si sono raffinate e il linguaggio si è innovato tantissimo perché sono cambiate le persone, ma le emozioni no.
Le emozioni sono sempre le stesse e la sfida più grande è farle uscire dalla grotta.
Senza paura, emozionando e lasciandoci emozionare.